Riscaldamento: dimenticate la regola dei 19°C, ecco la nuova temperatura ideale per riscaldarvi

Impostare il riscaldamento a 20°C nelle stanze principali è il nuovo standard di comfort consigliato, soppiantando la storica soglia dei 19°C. Questa vecchia regola, nata da un’esigenza puramente economica durante la crisi petrolifera degli anni ’70, si rivela oggi inadeguata per le nostre case moderne e le nostre mutate esigenze. Ma perché un solo grado di differenza sta cambiando completamente il nostro modo di concepire il benessere domestico? Esploriamo insieme come questa piccola modifica al termostato rappresenti una vera e propria rivoluzione per il nostro comfort e le nostre bollette.

Addio 19 gradi: la fine di un’era per il riscaldamento domestico

Per quasi mezzo secolo, i 19 gradi sono stati il punto di riferimento per il calore nelle case italiane, un dogma nato nel 1979 in risposta al secondo shock petrolifero. “L’obiettivo era puramente economico: ridurre del 15% il consumo nazionale di combustibile”, spiega Jérôme Lépée, avvocato specializzato in diritto dell’energia. Quel valore era un compromesso dettato da un’emergenza, non da una ricerca sul benessere.

Lucia Bianchi, 52 anni, impiegata da Roma, ricorda: “Da bambina, in casa si stava sempre con un maglione pesante. I 19 gradi erano una legge non scritta, e la sensazione di freddo era una costante dell’inverno.” Quella soglia era pensata per edifici con un isolamento medio di appena 4 cm, un abisso rispetto ai 20 cm richiesti oggi dalle nuove normative.

Perché la vecchia regola oggi è completamente superata

Il mondo è cambiato e con esso le nostre abitazioni. L’abbandono della regola dei 19 gradi non è un capriccio, ma la conseguenza logica di un’evoluzione tecnologica e sociale. Il comfort termico che cerchiamo oggi è il risultato di un’equazione molto più complessa.

Le normative, dalla RT 2012 alla RE 2020, hanno trasformato le nostre case in gusci quasi ermetici, capaci di ridurre le dispersioni termiche del 70% rispetto alle costruzioni degli anni ’70. A questo si aggiunge la rivoluzione del calore intelligente: i termostati connessi, presenti nel 27% delle case nel 2025, permettono una gestione precisa del clima domestico, stanza per stanza, con risparmi che possono toccare il 25%.

Infine, i nostri stili di vita non sono più gli stessi. Il telelavoro, che riguarda il 34% dei lavoratori attivi, e il progressivo invecchiamento della popolazione richiedono un approccio più flessibile e personalizzato al riscaldamento, rendendo un’impostazione fissa e universale semplicemente obsoleta.

Il nuovo standard di 20°c: l’equilibrio tra benessere e sostenibilità

Una recente indagine dell’ADEME, pubblicata a inizio 2025, ha messo nero su bianco una percezione diffusa: il 62% delle persone ritiene che 19°C siano insufficienti per sentirsi a proprio agio in casa. Per questo, gli esperti del settore convergono oggi su una nuova soglia di riferimento per il riscaldamento: 20°C nelle zone giorno.

“Questo aumento di un solo grado permette di ridurre la sensazione di freddo del 7%, limitando al contempo l’impatto energetico”, chiarisce l’ingegnere termico Nick Barber. La vera intelligenza non sta nel fissare un valore unico, ma nell’adattare la fonte di calore alle diverse esigenze della casa e della giornata.

Programmare il calore: la strategia vincente per ogni stanza

L’efficienza si raggiunge con la differenziazione. Pensare che tutta la casa necessiti dello stesso tepore invernale è l’errore più comune. La chiave è creare un microclima su misura per ogni ambiente, ottimizzando così il sistema di riscaldamento.

Ad esempio, programmare l’accensione dell’impianto 30 minuti prima della sveglia garantisce un risveglio confortevole senza sprechi notturni. Mantenere le camere da letto a 17°C durante la notte non solo migliora la qualità del sonno, ma riduce i consumi del 12%. E, naturalmente, chiudere i radiatori o abbassare il termostato nelle stanze inutilizzate è un gesto semplice ma di grande impatto.

StanzaTemperatura idealeParticolarità
Soggiorno/Cucina20-21°CComfort per attività sedentarie e convivialità.
Camere da letto16-18°CFavorisce una qualità del sonno ottimale.
Bagno22°C (puntuale)Previene gli shock termici durante l’uso.
Corridoi/Zone di passaggio17°CMantiene un tepore di base senza sprechi.

Oltre i gradi: l’importanza della “temperatura percepita”

La vera innovazione, introdotta con il decreto del 14 giugno 2024, è il concetto di “temperatura percepita”. Il nostro benessere climatico non dipende solo dai gradi indicati dal termostato, ma da un insieme di fattori che definiscono il comfort ambientale complessivo.

L’umidità relativa gioca un ruolo cruciale: un ambiente troppo secco fa percepire più freddo, mentre uno troppo umido crea una sensazione sgradevole. L’ideale si attesta tra il 40% e il 60%. Anche i movimenti d’aria, come gli spifferi, possono alterare drasticamente la percezione del calore, che dovrebbe idealmente avvenire con una velocità dell’aria inferiore a 0,2 m/s. Gestire questo equilibrio è il futuro del riscaldamento.

Le nuove regole e le sanzioni per chi non si adegua

Se la temperatura legale massima rimane fissata a 19°C per gli edifici pubblici e i condomini costruiti prima del 2001, la nuova normativa introduce maggiore flessibilità per le costruzioni recenti. Tuttavia, sono state inasprite le sanzioni per le aziende che superano i limiti, con multe fino a 1.500 euro.

Per i condomini, invece, si è introdotto un principio di compensazione: chi decide di superare la soglia dei 20°C è tenuto a finanziare interventi di miglioramento dell’isolamento termico. Un modo per bilanciare il maggior consumo energetico con un investimento in efficienza a lungo termine, spingendo verso una gestione più responsabile del calore diffuso.

Le contraddizioni sociali del riscaldamento in Italia

L’evoluzione del riscaldamento nasconde anche profonde tensioni sociali. Un’indagine dell’INSEE rivela un paese spaccato in due: il 23% delle famiglie a basso reddito (sotto i 1.500 € al mese) è costretto a mantenere il proprio impianto a 17°C per far quadrare i conti, vivendo in una condizione di precarietà energetica.

All’estremo opposto, il 18% dei nuclei familiari più abbienti (con redditi superiori a 4.000 €) supera regolarmente i 22°C, mostrando come il comfort termico sia diventato anche uno status symbol. Questa disparità evidenzia come la gestione del calore domestico sia una questione non solo tecnica, ma anche profondamente sociale ed economica.

Il paradosso degli uffici e dei data center

Queste contraddizioni si riflettono anche nel settore terziario. Mentre la legge impone un rigido limite di 19°C negli uffici per promuovere il risparmio energetico, i data center, che da soli consumano il 10% dell’elettricità nazionale, mantengono una climatizzazione costante a 21°C per proteggere i loro server.

Questo paradosso solleva interrogativi sull’equità delle politiche energetiche: perché chiedere sacrifici ai cittadini e ai lavoratori quando interi settori ad alto consumo operano con regole diverse? La risposta plasmerà il futuro del nostro approccio collettivo all’energia e al riscaldamento.

Qual è la nuova temperatura consigliata per il riscaldamento di casa?

Gli esperti consigliano una temperatura di 20-21°C nelle zone giorno come il salotto e la cucina, e tra i 16 e i 18°C nelle camere da letto per favorire un sonno di qualità.

La vecchia regola dei 19°C è stata abolita del tutto?

Non completamente. Rimane come limite massimo per alcuni edifici pubblici e condomini costruiti prima del 2001. Tuttavia, per le abitazioni moderne e isolate, è considerata una soglia superata e non ottimale per il comfort.

Cosa si intende per ‘temperatura percepita’?

È un concetto che va oltre i semplici gradi centigradi. Definisce il comfort reale tenendo conto di tre fattori principali: la temperatura dell’aria, il livello di umidità (idealmente tra 40% e 60%) e l’assenza di correnti d’aria.

Quanto si risparmia abbassando il riscaldamento di un grado?

In media, abbassare la temperatura di un solo grado centigrado può portare a un risparmio energetico di circa il 7% sulla bolletta del riscaldamento. Tuttavia, è importante trovare un equilibrio con il proprio benessere.

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